Piove. E' sabato. Sono a Udine.
Io sono piuttosto atea e molto materialista, ma ho tre salde convinzioni di carattere esistenziale che non dipendono da una logica razionale.
Prima convinzione: la vita, la mia almeno, ha un andamento ciclico-ondulatorio: ci sono fasi periodiche negative e positive che si alternano inevitabilmente.
Seconda convinzione: la nostra morale e la nostra sorte sono strettamente correlate in una sorta di karma: accumulando karma positivo con le buone azioni si sarà ricompensati, viceversa il male fatto torna sempre indietro. In questa vita, anche perché ho seri dubbi che ce ne siano altre. Si tratta, in verità, di una forma di difesa dalla realtà, dato che non potrei alzarmi dal letto ogni mattina sapendo che il male resta impunito (ohibò, anche noi atei relativisti abbiamo un'etica!)
Terza convinzione: è sempre in agguato l'invidia degli dei delle tragedie greche: ovvero, agli dei non piace vedere i mortali troppo felici, e quando le cose gli vanno troppo bene si premurano di mandargli una bella disgrazia (un modo elegante ed erudito per dire che la sfiga ci vede benissimo?). Anche questo è uno stratagemma per affrontare la realtà, il rassicurante pensiero che tutte le difficoltà quotidiane in fondo servono a tenere lontana l'invidia degli dei.
Ora, quello che mi è successo in questi giorni (ma quale pausa di riflessione: stanotte ho colto in flagrante il mio uomo al telefono con la ragazza giapponese di cui si è innamorato su un social network) avendomi sconvolto la vita (...e io che già pensavo a quanto sarebbe stato bello e difficile avere un figlio) mi constringe a fare i conti con le mie convinzioni. Si tratta certo di invidia degli dei, perché in questo periodo le cose mi stanno andando benissimo da un punto di vista professionale. Strano solo che stamattina, a mondo già cadutomi addosso, ho ricevuto una succosa proposta per una traduzione: gli dei si sono accorti di aver esagerato e ora cercano di rimediare, oppure alla fine verrà fuori che il lavoro non me lo confermano, e allora avrò la prova di essere nella fase discendente del ciclo e dovrò cercare di resistere alla depressione.
Che c'entra la seconda convinzione con tutto ciò? C'entra perché in un certo senso mi è stato restituito il male che ho fatto quasi nove anni fa, quando ho portato via Livio alla sua ragazza di allora senza quasi farmi scrupoli di coscienza. E c'entra perché devo evitare qualsiasi vendetta nei confronti di Livio e di questa ragazza: certo, in primo luogo perché sarei patetica (già lo sono, ma cerco di limitare i danni), in secondo luogo perché questa ragazza abita in Giappone e la vendetta più sopraffina che potrei architettare sarebbe insultarla su myspace, in terzo luogo perché accumulerei karma negativo e non ho bisogno di ulteriori disgrazie. Lui non riesco a perdonarlo: ma almeno mi siedo sulla riva del fiume, piango, quando la piena dell'onda del dolore mi colpisce,e aspetto.