Ho recuperato questo vecchio blog da cui non scrivevo da un paio d'anni, e ho fatto pulizia di tutti i post precendenti. Tabula rasa. Ricomincio da zero. Come se fosse possibile. Come se fosse possibile decidere di voltare pagina e cominciare una nuova vita. Come se la vita non fosse un continuum indivisibile, ma fosse possibile alzarsi una mattina e dire "oggi è il primo giorno della mia nuova vita".
Non è possibile. Non si cambia da un giorno all'altro.
Quando ho lasciato il lavoro in ufficio per fare il dottorato di ricerca pensavo che la mia vita fosse cambiata. Che mi si fosse aperta una nuova strada in discesa da percorrere. Non che non abbia affrontato la cosa con il dovuto cinismo, eh. Non che mi aspettassi qualcosa dall'Università. Mi aspettavo però qualcosa da me stessa. Mi aspettavo che potendo disporre più liberamente del mio tempo avrei - non so come, ora che ci penso - avuto modo di trovare me stessa. Mi sono persa ancora di più. Di tanto libero non me ne faccio niente perché lo spreco. Non ho né i contatti, né le capacità necessarie per far fruttare questo dottorato e avere qualche speranza di continuare la carriera universitaria. E a dire il vero non sono nemmeno sicura che sia quello che voglio. Ecco qual è il problema, che sono nel mezzo del cammin di nostra vita e non so che cosa voglio farci, di nostra vita. Ho trent'anni e non so cosa voglio fare da grande.
Ci sono bambini che fin da piccoli hanno le idee chiare su cosa vogliono fare da grandi. Io volevo fare la giornalista, ma anche la scrittrice, ma anche l'astrofisica, ma anche l'imprenditrice. Alla fine ho scelto una facoltà più generica possibile. Lingue. Volevo fare la tesi in letteratura, ma anche in linguistica, ma anche in filologia, ma anche di traduzione. Una serie di "ma anche" che neanche veltroni. E' chiaro che da laureata volevo fare il dottorato ma anche lavorare in azienda - senza peraltro avere chiaro in quale azienda e con che mansioni. E' chiaro che ho preso il primo lavoro che mi è capitato. E mi è piacuto, il mio problema non è che non c'è niente che mi interessi, ma che ci sono troppe cose che mi interessano, e nessuna più di altre, ma alla fine è come se tutto si annullasse e non mi interessasse niente. E poi è successo, la stupidità della commercialista dell'azienda, una serie di rimproveri immeritati, la disorganizzazione, il troppo poco tempo libero mi hanno fatto capire che c'erano cose che mi interessavano più di quel posto da impiegata. E finalmente ho fatto una scelta. Ma forse ero, boh, troppo vecchia, fuori dal giro da troppo tempo, non so, mi sono accorta che il dottorato non funziona. Tra due anni finisco e devo pensarmi un'alternativa. E invece di pensare mi faccio trascinare passivamente dal flusso dell'esistenza.
Quando si vuole veramente una cosa, il più delle volte la si ottiene. Quando non si sa cosa si vuole, si aspetta che piova un'opportunità dal cielo, e il più delle volte non piove niente.